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L’Accademia Romanistica Costantiniana


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di MARIA CAMPOLUNGHI e GIULIANO CRIFÒ 

1. L’Accademia centro studi dell’Università di Perugia
Nel 1973 l’Università di Perugia – per impulso del prof. Mario De Dominicis, titolare di Storia del diritto romano nella Facoltà di Giurisprudenza – costituisce, con decreto rettorale n. 338, 12 giugno, un proprio Centro di studi storico-giuridici, destinato ad approfondire lo stato delle conoscenze sull’età di Costantino e sul basso impero. Con la denominazione «Accademia storico-giuridica costantiniana» il nuovo Centro studi dell’Università di Perugia è annesso all’Istituto di Storia del diritto e di Filosofia del diritto presso la Facoltà di Giurisprudenza di questa Università e ha sede in Spello, nell’Antico Palazzo Civico. La localizzazione della sede – sede «offerta dal comune di Spello a proprio onere» –, con «diritto di uso perpetuo» (art. 6 statuto Accademia, poi recepito come Ordinamento nello Statuto dell’Università) – là dove è conservato l’editto con cui l’imperatore Costantino nel 326 (?) d.C. accordava privilegi al municipio romano di Hispellum, intende essere simbolo e testimonianza del legame ideale della Regione Umbria con le tematiche degli studi costantiniani e sul tardo impero. Il Consiglio direttivo è composto di ventuno studiosi – che la prima volta vengono nominati dal Rettore dell’Ateneo perugino – ed è reintegrato tramite cooptazione da parte dei suoi componenti; ne fa parte di diritto il Sindaco di Spello, a ulteriore segno del già ricordato legame. A Spello il 18 settembre 1973 ha luogo – in seduta solenne, nella grande Sala del Rescritto – l’inaugurazione dell’Accademia, con la prolusione dell’eminente romanista Jean Gaudemet dell’Università di Parigi, tra i massimi studiosi dell’età che il Centro ha individuato quale oggetto dei propri interessi. Si apre in tal modo anche il primo convegno dell’Accademia, che tiene le altre sedute a Foligno nel palazzo Trinci e a Perugia nella Facoltà di Giurisprudenza (iniziando una tradizione, mantenuta nei successivi incontri, di manifestazione scientifica itinerante per dar modo agli ospiti di conoscere i tesori dell’Umbria). Le ragioni della scelta di Spello quale sede vengono illustrate in apertura dal prof. De Dominicis. Dopo i saluti del Sindaco di Spello e del Rettore di Perugia Giuseppe Ermini – che presenta la creazione del nuovo centro universitario nel quadro storico e culturale della regione – il carattere internazionale dell’assemblea di studio è sottolineato dal messaggio in lingua latina rivolto agli intervenuti dal prof. Vandick Londres da Nobrega dell’Università di Rio de Janeiro. I relatori provengono infatti non solo dalle più varie università italiane, ma da Bruxelles e da Kiel, da Belgrado e da Budapest, da Parigi e da Bucarest.
Negli anni successivi l’iniziativa – nata in ambito umbro e fedele a questa propria origine, ma tesa a raccogliere intorno a un comune tema di indagine specialisti provenienti da diverse aree geoculturali – acquista sempre più vasta risonanza. Ai convegni si sceglie di dare una cadenza biennale (negli anni dispari), che consenta il proficuo maturare dei temi scelti e la più attenta messa a punto dei contributi. Negli anni pari hanno invece luogo tavole rotonde, con un gruppo più ristretto di partecipanti, per discutere e definire le tematiche a cui dedicare il Convegno dell’anno successivo.
In data 7.5.1981 il Senato Accademico dell’Università di Perugia ravvisa la necessità di dare un particolare «riconoscimento giuridico» ai «Centri umanistico-giuridici», già istituiti con una dotazione ordinaria per il funzionamento prevista nel bilancio; delibera a tal uopo l’inclusione nello Statuto dell’Università dei rispettivi ordinamenti da strutturare in modo omogeneo. Pertanto lo statuto originario dell’Accademia storico-giuridica costantiniana (che è appunto uno dei suddetti centri) viene adeguato alle direttive generali e il nuovo «ordinamento» proposto dal Consiglio di Facoltà di Giurisprudenza e approvato dal Consiglio di Amministrazione – è incluso nello Statuto dell’Università di Perugia con delibera del Senato Accademico del 30.6.81. Dal 1973 al 2003 l’Accademia organizza sedici convegni internazionali (per date, luoghi, tematiche di ciascuno di essi v. infra, Attività), che affrontano da più versanti la troppo a lungo trascurata complessità del mondo tardoantico, riscuotendo sempre maggiori adesioni.
Dal 1993 l’alto patronato del Presidente della Repubblica riconosce il ruolo che i congressi dell’Accademia rivestono nella cultura italiana. Del livello dei risultati danno altresì testimonianza i ponderosi volumi di Atti sin qui pubblicati (v., con le indicazioni particolareggiate del contenuto di ciascuno di essi, Pubblicazioni), il cui rilievo ottiene, ormai da diversi anni, il contributo finanziario del Consiglio Nazionale delle Ricerche, comitato per le Scienze giuridiche.
Sin dal primo volume l’intestazione data agli Atti risulta essere Accademia Romanistica Costantiniana (sostituendo l’aggettivo «romanistica» il precedente «storico-giuridica»): vuoi per una connotazione decisa della tarda antichità in chiave ‘romanocentrica’, con implicita presa di posizione verso altre letture; vuoi per una netta dichiarazione dello specifico punto di partenza disciplinare, proprio al fine di un opportuno confronto con gli altri molteplici angoli visuali; vuoi per ragioni tipografiche, in vista della maggiore linearità di scrittura della denominazione nell’impostazione di copertina e frontespizio. In ogni caso la dizione si ripete per i volumi successivi – può leggersi ancora per il decimo volume, pubblicato nel 1995 (dal ‘90 l’edizione è E.S.I.), Atti dell’Accademia Romanistica Costantiniana – e con la sigla A.A.R.C. gli Atti vengono recepiti bibliograficamente. Il nuovo nome, Accademia Romanistica Costantiniana, prevale sulla dizione originaria e viene definitivamente usato sia per i convegni sia per ogni altra attività. Accanto ai congressi e alle relative tavole rotonde preparatorie, l’Accademia prende l’iniziativa di altri incontri – conferenze e seminari di specialisti (romanisti e, più in generale, antichisti), italiani soprattutto, ma anche europei – in un costante impegno a suscitare interesse e a convogliare forze interdisciplinari verso le tematiche tardo imperiali. In tale prospettiva viene istituito un «Premio Internazionale dell’Accademia Costantiniana» che nella seduta perugina del 27 settembre 1977 si assegna allo studioso Gilbert Dagron per il suo volume Naissance d’une capitale. Constantinople et ses institutions de 330 à 451. Ai suddetti incontri hanno la possibilità di prendere parte (con un coinvolgimento assai superiore rispetto alla usuale documentazione bibliografica) laureati e laureandi nelle discipline romanistiche, di volta in volta interessati alle singole iniziative. Si consolida così la tradizione dell’Accademia, che sin dalla costituzione si propone di costruire il momento congressuale anche come occasione di contatti tra aree culturali diverse, tra settori disciplinari talvolta reciprocamente chiusi, ma anche tra specialisti eminenti e giovani studiosi che possono affrontare – in un clima disteso e amicale – le loro prime prove pubbliche, sottoponendosi a un vaglio autorevole con immediati riscontri dei risultati raggiunti. Anche per tale impostazione data a tutti gli incontri, per le opportunità di crescita e di maturazione offerte alle nuove generazioni di studiosi, non manca l’apprezzamento nella comunità scientifica internazionale. A testimonianza di una sentita partecipazione all’attività dell’Accademia sia qui consentito ricordare solo nomi di grandi studiosi ora scomparsi Gaudemet, Nocera, Wieacker, Archi, Chastagnol, Biscardi – che non solo intervengono ai convegni, illustrandoli con le loro relazioni, ma onorano l’istituzione accettando di assumersene la responsabilità come componenti del consiglio direttivo. L’originario carattere internazionale dei congressi si rafforza sempre più; ormai i partecipanti provengono non soltanto da tutta Europa, Russia compresa, ma anche dal mondo extraeuropeo (Giappone, ad esempio, Stati Uniti, India). E questa apertura internazionale dilata i suoi effetti, favorendo ulteriori contatti: da ultimo il soggiorno per studi romanistici presso l’Istituto di Storia del diritto e di Filosofia del diritto della Facoltà di Giurisprudenza di Perugia di giovani studiosi e docenti tedeschi, spagnoli, giapponesi. Ed è certo di grande soddisfazione il ripetersi costante negli anni di numerose presenze.
Una valutazione dei risultati scientifici sin qui ottenuti non spetta certo a queste pagine informative. Rimanendo sul piano di una pura constatazione (quasi quantitativa, verrebbe da dire), è peraltro di immediata percezione il mutare dell’atteggiamento verso il tardo antico nel corso degli ultimi decenni. Quando l’Accademia – con felice intuizione e fors’anche con qualche coraggio – si costituì dandosi come fine lo studio di quelle epoche, forse non molti scommisero sul suo successo; certo non tutti concordavano sull’importanza del progetto. Da allora quella che appariva una posizione quantomeno marginale si è venuta affermando presso un numero crescente di studiosi e si sono moltiplicate le ricerche intorno a quel periodo trascurato, se non addirittura spregiato in nome di un mondo classico e di un ‘diritto classico’ eletti a modello. Rivendicare primazie è scarsamente utile nelle discipline storiche e giuridiche, ma con la sua costante, tranquilla operosità l’Accademia può, se non altro, condividere il merito delle attuali più mature posizioni. E nonostante lo stile di understatement, il contributo da essa dato nell’ampliare il ventaglio dei temi affrontati, arricchendo il bagaglio di conoscenze sulla tarda antichità (quantomeno in chiave di consapevolezza dei problemi, del loro complesso intrecciarsi, delle loro implicazioni) trova riconoscimenti a livello internazionale. Nella stessa manualistica tedesca dedicata agli studenti universitari di storia, ad esempio, si dà conto dei convegni dell’Accademia, in quanto esemplari: lamentando le lacune ancora presenti nella produzione scientifica su molti aspetti del tardo antico, un eminente specialista di tale periodo, quale il Martin, loda in contrapposto l’intensità dell’impegno di ricerca e di discussione profusi negli Atti. Inoltre, accanto ai suoi Atti, l’Accademia mette a disposizione ulteriore materiale. L’interesse segnalato da più parti per i lavori delle tavole rotonde preparatorie dei convegni (che per loro natura si svolgono, e rimangono interni, in un gruppo più ristretto), la considerazione che le problematiche ivi trattate sono più varie di quelle poi focalizzate nel tema congressuale hanno indotto a pubblicare – sotto veste di «Quaderni», da far circolare su richiesta – discussioni e risultati delle ultime Tavole rotonde a partire dal 1990. Il Consiglio Nazionale delle Ricerche, comitato per le scienze storiche, ha ritenuto meritevole di finanziamento l’iniziativa.
Nel perseguimento delle sue finalità costitutive, per approfondire le conoscenze sull’esperienza giuridica tardoimperiale, all’inizio degli anni ottanta l’Accademia ha promosso una iniziativa di vastissimo respiro quale il progetto di «Palingenesi delle costituzioni imperiali del IV-V sec., da Costantino a Teodosio lI». Per la realizzazione di questo disegno – che richiede l’esame della letteratura sacra e profana, del materiale papirologico ed epigrafico, oltre che, naturalmente, lo studio critico del materiale legislativo raccolto nei Codici di Teodosio e di Giustiniano – è costituito nel dicembre del 1980 un Comitato scientifico internazionale. Sotto la guida degli studiosi italiani, francesi e tedeschi del Comitato si avviano gli studi preparatori, condotti da gruppi di lavoro e con un coordinatore locale, presso le Università di Perugia, Milano, Pavia, Teramo, Trento, e poi anche presso le Università di Siena, della Calabria, di Macerata. Il progetto, nel suo quadro generale e nelle indagini delle unità locali, è tra le ricerche scientifiche di interesse nazionale che accedono a finanziamenti ministeriali. Il compito che i ricercatori si assumono è raccogliere e schedare tutto il materiale offerto dalle fonti (giuridiche e non), con la conseguente pubblicazione di mono grafie in un quadro ordinato, a partire dalla normativa costantiniana. Scopo ultimo è riuscire ad ottenere per l’età tarda un corpus delle costituzioni e dei provvedimenti di carattere normativo (in senso più ampio, tutti gli atti ufficiali usciti dalle cancellerie imperiali). Accanto alla ricostruzione organica del materiale codificatorio (con la necessità di un riesame critico di letture consolidate e del ripensamento di ciascuna datazione) si persegue la ricostruzione del contesto relativo a disposizioni imperiali emanate nel periodo in oggetto attraverso i riferimenti diretti e indiretti ad attività normative rintracciabili nella letteratura sacra e profana greca e latina dei secoli IV-VI. Un materiale immenso, per cui è necessario dedicare il lavoro preliminare a problemi di metodo; in tal senso, ad esempio, si decide di non scartare la seppur minima traccia letteraria di una qualche attività normativa o di un qualche richiamo al diritto (fatte salve ovviamente successive valutazioni), si esaminano e trascelgono le edizioni critiche dei testi letterari affidabili per questo tipo di indagini, e via dicendo. li progetto conosce già i primi risultati: tanto più apprezzabili ove si pensi al suo antecedente storico. Come è noto, la necessità e l’importanza di tale opera ricostruttiva furono già avvertite intorno agli anni venti dai maggiori romanisti italiani, ma nonostante il peso delle forze in campo (e per un insieme di circostanze, non ultima la seconda guerra mondiale) non si arrivò mai a una qualche realizzazione.
Nella collana Materiali per una palingenesi delle costituzioni tardoimperiali, sotto la direzione di Manlio Sargenti e per i tipi della casa editrice Giuffrè, l’Accademia pubblica alcuni lavori. Alle due Serie iniziali – la Serie prima dedicata alle ricerche sulle fonti atecniche, la Serie seconda a quelle sulle fonti più propriamente giuridiche – si affianca una Serie terza, che accoglie nella collana – senza snaturarne il carattere –, monografie ‘nate’ dal lavoro palingenetico in quanto esso abbia consigliato l’approfondimento di temi specifici e rilevanti (per l’elenco dei lavori già apparsi nelle tre serie, v. Pubblicazioni).
Sul finire degli anni ottanta le vicende dell’Accademia si intrecciano con quelle di un altro importante progetto, ideato, tenacemente perseguito e realizzato da alcuni suoi componenti. Il Dottorato di ricerca in ‘Diritti del tardo impero romano’ (il primo romanistico a carattere tematico) prende le mosse nelle due Università di Perugia e di Pavia (sede amministrativa) e coinvolge poi le sedi universitarie di Teramo, Trento, Parma. li nutrito Collegio dei Docenti si avvale di studiosi che aderiscono a titolo personale e poi integrati nel collegio stesso. La collaborazione è intensa e proficua, con reciproco vantaggio scientifico; il Dottorato può giovarsi degli incontri di studio organizzati dall’Accademia, che costituiscono uno degli obbligatori momenti formativi per i dottorandi; la collana dei Materiali per una palingenesi delle costituzioni tardo-imperiali può vedere coperti alcuni punti del proprio progetto ricostruttivo grazie a tesi di taglio palingenetico che hanno superato con esito felice il giudizio della commissione nazionale per il conferimento del titolo di dottore di ricerca.

2. L’Associazione
Con l’ampliarsi dell’attività dell’Accademia, i problemi finanziari diventano via via più complessi.
I finanziamenti del C.N.R. e del M.U.R.S.T., certo importanti anche per il riconoscimento che implicano, sono indispensabili ma non sufficienti. Alla pubblicazione degli Atti contribuisce in misura ragguardevole il Consiglio Nazionale delle Ricerche, che per statuto non può peraltro coprire interamente i costi. Difficoltà simili incontra la stampa dei Materiali per una palingenesi, che può contare soprattutto sui fondi ministeriali (c.d. 40%). La dotazione ordinaria stanziata dall’Università di Perugia per l’Accademia in quanto Centro studi dell’Ateneo non appare più adeguata, nonostante l’interesse e l’apprezzamento dimostrati con alcuni finanziamenti straordinari per i convegni. Inoltre la generale necessità di rigido contenimento delle spese, legata alle difficoltà gestionali nella nuova autonomia universitaria, non lascia ragionevolmente sperare per l’immediato futuro in un miglioramento della situazione. Dall’altro lato la sempre più complessa organizzazione dei convegni e degli incontri ad essi collegati (anche per il progressivo aumento dei partecipanti) rende necessario il reperimento di altri fondi, ad li là di quelli ministeriali, C.N.R. e universitari. In questa necessità di accesso a nuove fonti di finanziamento, la natura di centro universitario dell’Accademia è sì una garanzia ma anche un impaccio. Nella complessa organizzazione di un Ateneo il rifluire dei contributi, eventualmente reperiti, non permette quella rapidità di utilizzazione che può consentire economie gestionali. Talvolta proprio la suddetta natura impedisce l’accredito di fondi esterni all’Ateneo e agli organismi statali della ricerca. Sono queste difficoltà a spingere quanti si occupano più da vicino dell’Accademia a individuare nuovi strumenti che l’affianchino.
L’11 ottobre 1991 una quindicina di docenti costituiscono dinanzi al notaio Crispolti di Perugia (anch’egli vecchio amico dell’Accademia) una «associazione senza fini di lucro». Dallo scopo che l’associazione si prefigge (ribadito nell’articolo 2 dello statuto che essa si dà) può evincersi con chiarezza l’identificazione dei suoi fini con i fini dell’Accademia: «lo studio e l’approfondimento degli aspetti fondamentali della vita e dell’organizzazione giuridica della società del tardo impero romano con particolare riguardo alla struttura costituzionale e all’ordinamento amministrativo, agli sviluppi e alle trasformazioni del diritto privato, ai rapporti tra società, pensiero cristiano e mondo pagano, ai problemi della vita economica e dei rapporti sociali, alle forme e ai contenuti dell’attività normativa imperiale e alla formazione delle grandi raccolte normative». Una identificazione che si ribadisce con le attività che ci si prefigge per «il conseguimento di tali scopi»: dall’organizzazione di corsi di studio e specializzazione, di seminari, conferenze, incontri sulle tematiche tardoantiche, all’organizzazione di gruppi di lavoro e alla predisposizione di centri di documentazione, alla cura della redazione e dell’edizione di libri e di pubblicazioni periodiche nei suddetti campi. Chi conosce l’operare dell’Accademia individua subito il dottorato di ricerca, i congressi biennali, le tavole rotonde, il progetto di ricostruzione palingenetica, i libri dei Materiali, i volumi degli Atti e dei Quaderni. La denominazione che si sceglie per l’associazione ne segnala allo stesso tempo l’individualità e la comunanza rispetto al centro universitario: quello ormai (nella dizione affermatasi e costantemente in uso) Accademia romanistica costantiniana; questa, invece, Accademia storico-giuridica costantiniana, il nome originariamente attribuito al centro universitario dai suoi fondatori, che viene integralmente ripreso. Occorre considerare che la commistione è nelle cose. L’Accademia-associazione si pone al servizio dell’Accademia-centro universitario, è in qualche modo il suo ‘braccio secolare’, che si propone di ovviare ai suoi impacci e alle sue difficoltà, agendo dove a quello, per sua natura, non è possibile arrivare. Per suggellare e rendere operativo questo rapporto, si vuole altresì che nel Consiglio direttivo dell’associazione, accanto ai componenti elettivi, siedano tre membri di diritto: il Sindaco di Spello, in nome del legame e della collaborazione originari (e come sede è sempre indicata, art. 1, la cittadina); un rappresentante dell’Università di Perugia, quasi a controllo e a garanzia dell’agire dell’associazione; un rappresentante della Regione Umbria, per quella rivendicata nascita nel mondo umbro di un’iniziativa divenuta patrimonio della comunità scientifica internazionale.
Chi intende divenire socio è – deve essere – ben consapevole che non aderisce a una delle tante associazioni culturali che continuamente (anche meritoriamente) sorgono. Sa – deve sapere – di aderire a un disegno complessivo, con una storia alle spalle e con un prestigio e che l’adesione implica operare – secondo il proprio ruolo – a favore e all’interno di un progetto in divenire, a cui portare il proprio contributo. Ruolo e contributo, che non sono per tutti identici, e che i soci fondatori hanno pensato diversi. Se la figura più immediata di socio è lo studioso dell’età tardoantica o più in generale il docente di discipline giuridiche e storiche, si auspica l’ingresso di altri, non necessariamente persone fisiche. Possono essere enti, istituzioni, che – apprezzando le finalità di studio e di ricerca, di impegno anche pedagogico nonché l’intreccio di rapporti internazionali, comprendendo altresì il beneficio di ricaduta che simili iniziative possono avere sulla città e sulla regione – vogliano sostenere e incrementare tutto questo: entrando a far parte dell’associazione quali soci sostenitori, in una posizione e con una dedizione speciali. La presenza nell’associazione anche di forze esterne al tradizionale mondo degli studi potrebbe inoltre costituire un impulso a concepire nuove strade, per assicurare all’Accademia quella tranquillità e sicurezza nella gestione che può consentire, accanto al proseguimento delle importanti iniziative in atto, il nascere di nuove o la ripresa di interrotte. Due esempi soltanto: da un lato la istituzione di borse di studio e/o di premi di laurea, dall’altro il ripristino del premio internazionale dell’Accademia a lavori sulla tarda antichità.

(M.C.-G.C.)

 

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